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Al campo profughi di Al Amari ho conosciuto Sandy, l’insegnante di inglese che dà ripetizioni due pomeriggi a settimana ai bambini del campo, attività finanziata dal progetto di Terre des Hommes.

In queste ultime due settimane, Sandy mi ha invitato a mangiare a casa sua, una volta per il pranzo del venerdì (la nostra domenica per intenderci, quella delle lasagne al forno) e una volta per la sera del giovedì. Entrambe le volte ho mangiato come se fosse il cenone di capodanno, sua mamma, Samira, continuava a riempirmi il piatto di pollo (che qua va molto di moda), per fortuna che mi piace, sarebbe stato un problema se fosse stato fegato!! Devo dire che ho proprio mangiato bene con tutte quelle insalatine saporite e il cavolo rosso fatto diventare viola fosforescente (bisogna aggiungerci limone e aceto), per non parlare del pane…a tutto questo poi sono da aggiungere i dolci che ho portato io e così per digerire il tutto ci si è poi messi a fumare l’arghilè portato dalla vicina di casa, Inam, una vera professionista di quest’arte e una tipa che incomincia a farti ridere solo a guardarla in faccia!

Ovviamente, mentre si fumava si continuava a mangiare, frutta e dolci, e a bere caffè o tè. Qua io vado sempre con il tè perchè il loro caffè proprio non riesco a mandarlo giù, e quando si parla di caffè io sono e credo rimarrò sempre “schifosamente” italiana, cioè snob! Il tè, invece, è proprio buono perchè ci mettono dentro una foglia di salvia (che io finora avevo visto solo insieme al burro e ai tortelli) oppure anche il limone, incredibile! se vai in altre parti d’Europa e chiedi una fettina di limone nel tè ti guardano come se avessi bestemmiato!

 Insomma dopo essere stata da Sandy, me ne torno a casa con un concentrato incredibile di teina nel sangue e con lo stomaco talmente pieno che sono a posto anche per il giorno dopo!

Un’altra volta poi vi racconto della sua famiglia, dei due nipoti che distruggono la casa, di suo padre che non ne poteva più di rispondere alle mie domande sul passato, il presente e il futuro politico della Palestina e e vi dirò anche del loro modo affatto integralista di essere musulmani.

Carissimi,

scopo di questo blog è anche quello di tenervi informati su ciò che avviene in questa parte del mondo. Inizio con alcuni dati e numeri relativi agli avvenimenti della Striscia di Gaza di queste ultime settimane che ho raccolto ad una conferenza giorni fa.

Leggete attentamente…

Il 4 marzo 2008, presso la sede della Palestinian Medical Relief Society a Ramallah, il Dr. Mustafa Barghouthi ha tenuto una sessione di informazione sull’attuale situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, focalizzandosi sugli avvenimenti degli ultimi tempi ma fornendo informazioni anche sul presunto processo di pace che Israele dice di portare avanti in tutta la Palestina.
Il Dr. Barghouthi è un medico che lavora nelle organizzazioni non governative e il fondatore della Lista Palestina Indipendente che si è presentata alle elezioni legislative del 2006.
Questi i numeri presentati da Barghouthi.
- Tra il 26 febbraio e il 4 marzo 2008, 123 palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza, di questi 68 nella sola giornata di domenica 2 marzo. Altre 320 persone sono rimaste ferite, delle quali 220 nella giornata di sabato 1° marzo. Di questi 320 feriti 25 sono bambini, 20 sono in condizioni critiche, altri 20 hanno subito amputazioni e 1 è stato ferito per ben due volte, la seconda volta mentre si trovava sull’ambulanza che lo stava portando in ospedale in seguito alla prima ferita.
Dei 123 morti 24 sono bambini, uno di appena due giorni e uno di cinque mesi.
- Almeno la metà delle vittime sono civili.
- Il maggior centro del Medical Relief a Gaza, una clinica mobile e la maggior farmacia sono state distrutte dall’esercito israeliano. La clinica mobile assicurava assistenza a 120.000 persone.
Dopo la Conferenza di pace di Annapolis, 26 e 27 novembre 2007:
- 1190 sono stati gli attacchi armati di Israele, dei quali 710 nella Striscia di Gaza e 480 in Cisgiordania, a dimostrazione che il piano di attacco israeliano non è limitato alla Striscia ma è esteso a tutti i Territori Palestinesi Occupati.
- 323 persone sono state uccise, di questi 31 erano bambini, e più di 1000 sono state ferite, di queste più di 120 sono bambini.
- 1520 sono le persone arrestate, anche in Cisgiordania.
- 7 sono i morti di Israele.
- Il rapporto delle vittime delle due parti è di 45 a 1 (tra il 2000 e il 2005 era di 4 a 1, nel 2006 di 30 a 1 e nel 2007 di 40 a 1).
- Gli attacchi israeliani sono aumentati del 300%.
- Il numero dei checkpoint è passato da 521 a 562.
- Il numero delle colonie israeliane è aumentato di 11 volte.
- E’ continuata la costruzione del muro di separazione.
- Non ci sono state negoziazioni.
995 sono i bambini uccisi dal 28 settembre 2000; nei primi mesi del 2008 ne sono già stati uccisi 33. 2000 sono quelli rimasti feriti.

s6300723-copia.jpgQuasi tutti i giorni vado al campo profughi di Amari, all’entrata di Ramallah, per raccogliere informazioni sui bambini che fanno parte del programma del sostegno a distanza di Terre des Hommes.

La prima tappa è sempre il Child Club dove mi devo incontrare con Youssef, ingegnere di mattina, bibliotecario alla biblioteca del Club il pomeriggio, e mio interprete quando andiamo nelle case dei bambini a fare le domande.

Ormai al Child Club i bambini mi conoscono, soprattutto le femmine, perchè mi fermo sempre un pò a fotografarli e a cercare di capirci, loro in arabo, io in inglese, alla fine a gesti ce la facciamo anche perchè quello che mi chiedono è sempre la stessa cosa: tirare fuori la macchina fotografica e fotografarli in pose da star.

Oggi, quando sono entrata nella biblioteca c’era una tavolata urlante di bambini che stavano colorando, quando mi hanno vista arrivare hanno incominciato a fare un casino incredibile, a battere le mani e ad assalirmi con i loro “hallo” e le strette di mano, poi la grande delusione quando Youssef gli ha detto che dovevo lavorare.

Questi bambini sono fantastici, vivono in un campo profughi, in Palestina, le loro famiglie hanno un passato martoriato, padri, figli e fratelli arrestati o uccisi dagli Israeliani, la maggior parte di loro è davvero povera, nessuno dei due genitori ha più il lavoro, sono perfettamente consapevoli di cosa accade intorno a loro e del perchè vivano in un campo profughi, eppure hanno una gioia, una capacità di divertirsi così immediata che mi lasciano stupita ogni giorno di più.

Essere un bambino disabile in una classe di 50 alunni con insegnanti che non riescono a seguire tutti i bambini e tutto quello che avviene significa essere picchiati dai compagni ed essere emarginati.

E’ quello che succede tutti i giorni, più volte al giorno, a Muhammad che ha una disabilità mentale anche se non saprei dire di che tipo e quanto grave. Oggi sono stata a casa sua, al campo profughi di Amari, a Ramallah, per aggiornare la sua scheda del sostegno a distanza e sua madre mi ha raccontato che i compagni lo picchiano e lui non può difendersi. Ho chiesto se gli insegnanti e il preside della scuola fanno qualcosa e lei mi ha detto che gli insegnanti seguono solo i bambini più bravi e non si preoccupano di atti di violenza di questo tipo. Così Muhammad viene picchiato tutti i giorni e non è neppure aiutato a seguire le lezioni, ha già ripetuto un anno e la pagella del primo semestre di quest’anno non è classificabile. Non può andare neppure alle lezioni pomeridiane al Child Club perchè anche lì viene picchiato.

 Hamzeh, che vive nello stesso campo profughi di Muhammad, ha invece avuto un incidente d’auto l’anno scorso, si è ferito alla testa e ancora adesso ha problemi: i suoi movimenti sono rallentati  e anche la sua capacità di apprendere è limitata. Anche Hamzeh viene picchiato dai compagni, una o due volte alla settimana ci racconta suo padre. Gli insegnanti in questo caso intervengono, addirittura il preside pare, ma sembra che non serva a niente. Hamzeh è poi anche timido di natura, non ha una personalità forte e non sa difendersi da solo. Suo padre vorrebbe fargli fare visite specialistiche, farlo parlare con uno psicologo ma non ha le possibilità economiche.

 Mi sono chiesta come starebbero le cose se questo fosse un paese “normale”, semplicemente libero. Molto probabilmente avrebbe le risorse economiche e umane per aiutare questi bambini e le loro famiglie.

I giornali occidentali, giustamente, parlano di quello che sta avvenendo a Gaza, parlano di guerra, quella tradizionale, con le armi, ma questi bambini, anche se non vivono sotto le bombe, vivono in una finta pace, in una guerra silenziosa che da 60 anni condiziona le loro vite.

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Solo due brevissime righe per raccontarvi la scoperta della mia occidentalità.

Oggi passeggiavo per le strade di Ramallah, tanto per farmi un giro e mangiare quelle buonissime paste che mi ero comprata alla mia pasticceria di fiducia, e insomma ad un certo punto stavo camminando sul marciapiede e su un muretto c’erano tre bambini, li ho guardati e quasi subito distolto lo sguardo ma mentre mi stavo girando mi sono accorta che uno di loro mi stava sorridendo, ho ricambiato il sorriso e mi sono resa conto che non sono abituata a questo e subito mi sono chiesta: ma anche i bambini italiani sono così, cioè ti sorridono se gli passi a fianco, senza che ti abbiano mai visto prima? Ho cercato di ricordare una situazione simile in Italia o più in generale in Europa, ma proprio non mi è venuta in mente.

Ciao

Silvia

Hebron, entrata della città vecchia

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