Quasi tutti i giorni vado al campo profughi di Amari, all’entrata di Ramallah, per raccogliere informazioni sui bambini che fanno parte del programma del sostegno a distanza di Terre des Hommes.
La prima tappa è sempre il Child Club dove mi devo incontrare con Youssef, ingegnere di mattina, bibliotecario alla biblioteca del Club il pomeriggio, e mio interprete quando andiamo nelle case dei bambini a fare le domande.
Ormai al Child Club i bambini mi conoscono, soprattutto le femmine, perchè mi fermo sempre un pò a fotografarli e a cercare di capirci, loro in arabo, io in inglese, alla fine a gesti ce la facciamo anche perchè quello che mi chiedono è sempre la stessa cosa: tirare fuori la macchina fotografica e fotografarli in pose da star.
Oggi, quando sono entrata nella biblioteca c’era una tavolata urlante di bambini che stavano colorando, quando mi hanno vista arrivare hanno incominciato a fare un casino incredibile, a battere le mani e ad assalirmi con i loro “hallo” e le strette di mano, poi la grande delusione quando Youssef gli ha detto che dovevo lavorare.
Questi bambini sono fantastici, vivono in un campo profughi, in Palestina, le loro famiglie hanno un passato martoriato, padri, figli e fratelli arrestati o uccisi dagli Israeliani, la maggior parte di loro è davvero povera, nessuno dei due genitori ha più il lavoro, sono perfettamente consapevoli di cosa accade intorno a loro e del perchè vivano in un campo profughi, eppure hanno una gioia, una capacità di divertirsi così immediata che mi lasciano stupita ogni giorno di più.